27 febbraio 2007



questa scena fu tagliata e tolta
dal film "Italian Job" del 1969
prima dell'uscita nelle sale

sarebbe stata la scena più bella del film, secondo me
ma forse ricordava troppo un altro film che uscì in quell'anno con la stessa musica...

25 febbraio 2007


Pubblico parte della mail di Stefania Palumbo,
col suo consenso, perchè la trovo intressante per i paralleli che fa tra scrittura, scultura e musica:

"(...)La verità è anche che vorrei sapere chi sono Alice ed Ester, che cosa sono, per te, in che misura, che proporzione, in che immagine.
Tanto più che scrivi attraverso Alice ed Ester, nel blog. Anch’io scrivo sempre attraverso un mio personaggio. Vivo tramite lei al punto che sulla stilografica che mi è stata regalata spicca il suo nome.

Per me gemelle, doppio, due significa Incompiuto, al di là del tema psicologico dell'obiettivo e del rivale (tema anche questo splendido e assai reale).

Penso sempre a Rodin. Le sue sculture agitano le scapole per uscire dalla roccia, manca loro la pulizia delle forme e non la troveranno mai. Sono ibridi tra il Bello e il Grezzo.

De-sidera: “lontano dalle stelle”. Siamo lontani dalle stelle e quindi le vogliamo. Desideriamo.

Alice vuole Ester per sé, insegue instancabilmente l’inarrivabile completamento, Ester si sottrae brutalmente, si dà a chiunque ed è sempre la figura sensuale che non si può non de-siderare. Ci credo che Alice sappia in fondo in fondo che Ester "è più figa". E' lontana e sensuale (ha un cervello sensuale, un carattere e un'affettività sensuali, e per il lettore ha anche un aspetto fisico e un compirtamento sociale sensuali).

Immagino che si ami chi si vorrebbe essere… Alice tende verso Ester come verso una perfezione (una perfezione alla Rodin, alla Donatello, alla Sylvia Plath Lady Lazarus, che è ruvida, tutto il contrario di Canova): invano. Infatti Ester continua a scansarsi, cercando di rifulgere sempre di più, rubando luce ad Alice, sottraendole ogni merito e quella goccia d’amore che avrebbe reso tutto completo, pieno, senza eco. Io l'ho sentito così. Come un'Ester che si ritrae, che non si fa bastare Alice.

Il tuo romanzo per me è come il pianoforte e la musica, magari l’Op. 54 di Schumann. Mi spiego.

Il pianoforte ha un suono stregonesco, modulabile all’infinito nella scala delle sensibilità. È fatale, dolce e forte insieme, corda pizzicata e corda battuta, per cui ha una grande varietà.

Un pianoforte sa suonare molto più che il tema o l’accompagnamento: fa entrambe le cose, e aggiunge tutti i controcanti e le voci che si vogliono. Si possono suonare fino a ottantotto note contemporaneamente, e si può anche prolungare il rumore col pedale.

Eppure è il maestro dell’incompiuto. Dell’attesa. I gradi delle note non si susseguono trascinati e legati come in un violino, i gradi sono consecutivi ma staccati fra loro… differenze di nove comma tra un tono e l’altro. Sono nove comma che ti uccidono, perché non li potrai mai suonare. Non avrai mai quello che io chiamo (e cerco da sempre ) “il suono pieno”.

E in tutta la musica, le pause fanno fermare il cuore. Se conosci gli spartiti puoi anche pensare alla pausa con la “corona”, che indica di “smettere momentaneamente di battere e seguire il tempo.”.

Tutto questo, è crudele. Mi fa male.(...)"

15 febbraio 2007

marinaremishowreel



Alice-Marina, l'ho rincontrata l'altro giorno all'improvviso ad un incrocio di Roma.
Sembrava piovuta dal suo cielo genovese tra la folla.
Il suo sorriso riesce sempre a stemperarsi, anche in mezzo al traffico.
Chissà come fa. Io non ce la faccio.
Ester-Cinzia

12 febbraio 2007

cincinnati kid



Dopo solo dieci giorni di questa muffa addosso, che piacere.
Punti G e aqua senza C e senza più classe.
La classe piuttosto è vodka, eccome.
Vodka senza limone.
Il limone lo lascio a chi ci fa quei tristissimi thè.
Pelle antigraffio.
Mica l'avevo mai incontrata.
Cuori come cofani.
Chiacchiere da portinaia.
Roba proletaria negli androni
proprio dove pisciano i cani.
Quali dormirsi sul pullman...
solo perchè in casa piove fango?
ma basta una vasca e un bagnoschiuma, suvvia...

11 febbraio 2007


Ero a Padova per la presentazione di "Lei che..."
Nel pomeriggio al liceo classico Tito Livio, e la sera in una chiesa sconsacrata poco fuori la città.
Stavolta nessun reading con attori, come piace fare a me, ma semplicemente il parlare del romanzo con il pubblico.
Alla vecchia maniera. Mi sono commossa quando ho riletto "Sbologna".
Mi fa sempre uno strano effetto, rileggere quel mio racconto.
Padova è una città bellissima, complessa e misteriosa.
La chiesa sconsacrata in cui ho presentato il libro, ne può essere in un certo senso, una metafora.
Padova, bigotta di base, ma che ha visto e vede esalare dai suoi vicoli il respiro della rivolta.
Sono andata a fare visita allo scultore Ettore Greco (nella foto sopra).
Nel suo studio, mentre lavorava, parlavamo.
Mi ha colpito il suo scolpire in penombra.
Gli ho chiesto perchè sta quasi al buio, che quasi non si vede nulla:
"nella penombra entri in intimità con la scultura, le forme emergono maggiormente con poca luce".
Ho osservato meglio. Era vero.
Sono entrata in un mondo che non conoscevo affatto.
Ci sarà nel mio prossimo romanzo un personaggio che lui mi ha ispirato.
Si chiamerà "l'uomo del giorno dopo".
Poi dirò il perchè...